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"Avevo sentito parlare delle iridescenze stupende dell'aurora sul mar Jonio, quando la si contempla dalla vetta dell'Etna... La vastità terrestre e marina si dischiuse al nostro sguardo sino all''Africa, visibile, e alla Grecia, che si indovinava. Fu uno dei momenti supremi della mia vita. Non vi mancò nulla, nè la frangia dorata di una nube, nè le aquile..."

"Memorie di Adriano", Marguerite Yourcenar.

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Il Giro d'Italia sull'Etna

Non guardavo una tappa del giro d'Italia dal lontano 5 giugno 1999, ben 12 anni addietro.

Quel giorno, come per tutte le tappe di montagna di Giro e Tour de France, ero rimasto incollato alla tv per guardare gli scalatori in azione.
Alla partenza di quella tappa fermarono Marco Pantani e mi convinsi che non c'era più nulla da fare per questo sport e che non valeva la pena continuare a seguirlo.

Per assurdo, in quel periodo in cui seguivo il ciclismo con grande passione, ignoravo del tutto l'Etna, e come la maggior parte degli etnei al più ci ero andato un paio di volte a raccogliere le castagne.

Ieri, 15 Maggio 2011, il Giro è arrivato sull'Etna, attraversandola su due versanti con arrivo al Rifugio Sapienza. Tante cose sono cambiate dal 1999 per me e per il ciclismo e non sono riuscito a fare a meno di guardare la tappa, ipnotizzato dalle immagini della mia terra.

In questi anni sono emigrato, lasciando questi luoghi bellissimi, ed è nata la passione per questa Montagna, tale da spingermi a creare questo sito e che ieri ha fatto in modo che mi riavvicinassi al ciclismo (da spettatore, si intende). Mentre osservavo le immagini dei corridori, pensavo principalmente a tre cose:

1) Il ciclismo: ha vinto Alberto Contador; per me che sono rimasto fermo a Indurain, Pantani e Armstrong, praticamente si tratta di uno sconosciuto. So che è il più forte, che forse vincerà Giro e Tour quest'anno. Caro Alberto, per me l'unica cosa che conta è che tu abbia alzato le mani al cielo di fronte alla mia Montagna con la certezza di essere pulito, per il rispetto che tutti le devono e per la credibilità del tuo sport

2) La bellezza della mia terra: scorrevano le immagini, praticamente i corridori sono passati accanto al 70% degli elementi descritti nel sito tra sentieri, grotte, alberi secolari. Trovate nella pagina dei "Trasporti sull'Etna" l'elenco di cosa sia possibile ammirare da ciascuna strada percorsa dai corridori.

3) L'amarezza per non esserci stato, per non poter vivere quotidianamente quanto di buono offre la mia terra e il doversi accontentare di descriverla a chi non la conosce tramite le pagine di questo sito e i molti sentieri percorsi durante i miei ritorni. Ma questa è un altra storia... su tutto, resta l'orgoglio per le bellissime immagini che milioni di persone hanno potuto osservare.

 

Da nord a sud dello Stivale

Eccoci tornati. Dopo la grande delusione delle Case di Pietracannone, presentiamo un itinerario che ne rappresenta la naturale continuazione per chi voglia percorrerlo a piedi: la pineta della Cubanìa.
Si tratta di un percorso in quella che fino a qualche decennio addietro era ancora una tenuta privata, utilizzata per la raccolta della legna e probabilmente della resina di pino. I muretti a secco, i sistemi di canalizzazione dell'acqua piovana, l'ampiezza della stradina sterrata (adattissima ad essere percorsa in bici) rivelano che fino a poco tempo addietro la tenuta era curata da soggetti privati. Speriamo che si riesca a preservare l'integrità del tracciato anche negli anni futuri. Il percorso presenta una interessante (ma impegnativa) variante verso un antico cratere spento: monte Rinatu. All'esterno si presenta come un monte quasi arido, ricoperto di terra rossa, ma al suo interno conserva un vero e proprio boschetto, visibile solo salendo in cima al cratere. Se siete dei camminatori instancabili, alla fine del sentiero potete provare a visitare i monti Sartorious o la grotta di Serracozzo.

Se invece, dopo una lunga camminata, preferireste un tuffo in mare... allora abbiamo un posto anche per voi, anche se un pò lontano dall'Etna: le Cinque Terre, in Liguria.
Si tratta di 5 splendidi paesini, collegati tra loro da sentieri di ogni tipo. Noi abbiamo approfittato di un weekend di vacanza per tracciare il sentiero più facile, che è lungo 10 km e presenta comunque un dislivello di oltre 600 metri.
Buon divertimento!

 

Dalle Alpi alle piramidi...

...dalla val Calanna al Galles!
Foto delle waterfall countries, in Galles

Ebbene sì, ce ne andiamo in giro per l'Europa. Il nostro sito è dedicato principalmente all'Etna e alla Sicilia, ma dato che ci siamo trovati in un parco nazionale del Galles, ci siamo detti: se ne vale la pena, riportiamo il tracciato sul sito. E secondo noi ne è valsa davvero la pena, dato che abbiamo passato alcune ore tra fiumi e cascate che speriamo tutti voi possiate prima o poi visitare.

Arcobaleno sulla val Calanna

Questo non vuol dire che ci siamo dimenticati dell'Etna! Abbiamo finalmente trovato il tempo per descrivere un tracciato che abbiamo percorso con alcuni amici all'inizio dell'anno: la Val Calanna . Fino al 1991, era un luogo verde e fertile. In quell'anno, l'eruzione che ricoprì del tutto la valle del Bove arrivò fino a qui, spazzando via tutto con un fronte lavico di oltre due chilometri. Furono fatti dei tentativi per bloccare la lava con la costruzione di muri di contenimento in parte ancora visibili vicino a monte Calanna, ma non ci fu niente da fare: ancora una volta, vinse il vulcano, che questa volta decise di fermarsi a pochi metri dalle prime case di Zafferana Etnea.
Oggi, con una tranquilla passeggiata, è possibile camminare tra le colate e ancora una volta farsi sorprendere dalla forza della natura.
Buon divertimento!

 

Tutto quello che potrebbe essere...

...e che non accadrà mai.
La tacca della neve di Pietracannone

C'è un posto, sull'Etna, dove tutto funziona perfettamente. E' stato costituito il Museo della Civiltà Contadina etnea. I turisti vengono accompagnati lungo un percorso guidato che mostra i molti modi in cui la Montagna dava da vivere agli abitanti dei paesini pedemontani fino ad alcuni decenni addietro. Partono da un antica pineta, dove gli anziani del luogo mostrano il modo in cui si estraeva la resina dai pini e l'uso che si faceva di questa sostanza. Seduto su una panca, un falegname lavora alcuni pezzettini di legno provenienti dalla pineta stessa, usando gli strumenti di una volta per creare dei manufatti che i turisti possono acquistare direttamente dalle loro mani. Il punto che più stupisce i visitatori è l'antica "tacca della neve", una fossa rettangolare dove la neve viene pressata durante l'inverno, accuratamente coperta durante l'estate e quindi prelevata a blocchi. Questa neve viene portata giù a valle con dei carrettini, oggi elettrici ma un tempo trainati dai muli. I blocchi di neve venivano usati come refrigerante prima che si diffondessero i frigoriferi e i migliori pasticceri li usavano per produrre la granita siciliana! Praticavano un foro nel blocco, vi inserivano dentro un cestello girevole, qui versavano gli ingredienti e mescolavano fino a ottenere la consistenza desiderata. Questa tecnica viene oggi mostrata ai turisti nel rifugio a valle della pineta, dove le anziane donne del paesino servono ai visitatori delle granite preparate come 80 anni fa. Oltre a questo, è possibile acquistare i prodotti tipici di questa zona del vulcano: il miele, le conserve, la frutta, il vino, tutti prodotti in modestissime quantità in piccoli appezzamenti di terreno messi a disposizione dagli enti pubblici.

sentiero verso monte Conca

A questo punto possiamo svegliarci. Quello di cui abbiamo parlato ovviamente non esiste sull'Etna. Esiste a Stoccolma (lo Skansen), esiste in Estonia (museo della civiltà rurale), esiste sicuramente in molti altri posti nel mondo e potrebbe esistere anche sull'Etna. Ma al suo posto c'è un rifugio devastato, un sentiero abbandonato, una tacca della neve ormai ricoperta dalla vegetazione. Tutto questo si trova nel sentiero delle case di PietraCannone, tanto mal ridotto che un paio di anni addietro si è meritato un articolo su uno dei maggiori quotidiani nazionali. Si può sempre dire che le amministrazioni non fanno niente per valorizzare quello che abbiamo, ma noi nel nostro piccolo cosa facciamo? Non basta dire "Io amo l’Etna perché è la prima cosa che guardo al mattino". Bisognerebbe fare qualcosa di più che raccoglierci le castagne in autunno e farci a pallate di neve in inverno. A tal proposito, ringraziamo Antonio e Lorenzo, che ci hanno inviato un altro sentiero tracciato da loro, contribuendo così a far conoscere un piccolo pezzettino del vulcano.

 
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